Recensioni

lunedì 26 settembre 2016

Crash!


Quando fai due gare di fila (qui e qui)senza particolari problemi, entri in uno stato mentale del tipo “son tranquillo, posso fare altre gare senza pensieri”. Ieri ho scoperto che questo è un errore madornale…

Domenica, gara di triathlon no draft a Jesolo piazza faro. Arrivo prestino e bello assonnato, la notte prima i bimbi hanno disturbato causa malanni vari, e soprattutto mia moglie mi ha svegliato di soprassalto causa incidente stradale davanti casa, mandandomi il battito in tachicardia e impedendomi di riprendere sonno per qualche ora.
alba verso jesolo
la spiaggia di partenza
Mi reco al bagno e scopro con sgomento di non essere diciamo “al top” dalle parti del colon. Decido comunque di andare avanti e faccio i soliti preparativi.

la canyon in zona cambio
Cigana in zona cambio
briefing tecnico
studio del percorso swim
Partiamo con acqua gelida (almeno si può mettere la muta) e controcorrente, al largo ci aspetta un’onda mica male, almeno per gli standard delle nostre spiagge.

Nuotiamo tutti con grande fatica (i tempi dei migliori lo confermeranno), praticamente ogni due metri fatti in avanti l’onda e la corrente ti buttano indietro di mezzo metro; inoltre, spesso prendendo fiato mi becco una secchiata d’acqua in faccia, e a volte non riesco a fermarla e ne bevo un po’. 

Nonostante tutte queste difficoltà, verso la metà del percorso mi accorgo che sto superando gente. Il primo pensiero è “com’è possibile???”, il secondo è “vai Daniel sei un grande”. Questa cosa mi dà una carica emotiva inaspettata, ed esco dall’acqua bello pimpante, pronto per una frazione bici da spaccare. In totale 43 minuti in acqua, record assoluto negativo, ma scoprirò che è andata così per tutti.

In bici parto bene, i battiti salgono un po’ ma non esageratamente, e inizio il percorso senza particolari problemi.

partenza bici dal T1
Verso il 10° km cominciano a farmi male i quadricipiti, e non capisco cosa succeda. Son costretto a rallentare, e a usare rapporti più corti. 
La gara continua, ed è molto diversa da Grado, dove sentivo di poter spingere molto di più ma non mi fidavo per paura di esaurire le energie in vista dell’ultima frazione. Qui proprio non riesco a menare i pedali, le gambe mi fanno proprio male, cominciano a darmi fastidio anche gli stinchi. Boh, chissà cosa succede.

Una stanchezza e spossatezza totale mi fa rallentare sempre di più e vado nel pallone. Non mi ricordo più quanti giri ho fatto, il tomtom segna poco più di 30 km e mi sto dirigendo verso la ZC, quindi quando arriverò sarò sui 35, i conti non tornano, in totale devono essere 40; cosa faccio? Nel frattempo le gambe chiedono pietà, e rallento ancora, battiti da allenamento in FL3. Che rabbia.



Giungo alla boa della ZC e come previsto il tomtom segna 36, non so cosa fare, allora riparto per fare un ultimo giro, ma per sicurezza chiedo a un ragazzo dell’organizzazione: niente, non sa niente. Fantastico. Vabbè, non rischio la squalifica e l’etichetta di imbroglione, mi faccio un giro in più. Ovviamente dietro non c’è più nessuno, sono l’ultimo coglione che si fa il percorso inutilmente, ma va bene così, gara buttata in vacca.
Certo che se avessero detto che i giri erano da 9 anziché da 10 km, forse sarebbero stati più onesti. Pazienza.

Arrivo alla zona cambio con 45 km sul groppone, e me la prendo molto comoda, tanto ormai non serve a niente affannarsi. Faccio le mie rimostranze ad un altro ragazzo dell’organizzazione, ma a lui non frega una mazza…giustamente.

Parto per la corsa parecchio incazzato e deluso, ma non tanto per l’errore tecnico, quanto perché quei dolori alle gambe non lasciano presagire niente di buono. E infatti…dopo duecento metri mi arrivano delle sciabolate agli stinchi e ai polpacci, non riesco neanche ad atterrare bene sul mesopiede, mi tocca tallonare a ritmo blando, il cuore cala inesorabilmente e mi ritrovo sui 150 battiti, probabilmente il ritmo adesso sarà un FL3. Roba da chiodi.

Avanzo affannosamente cercando di non sentire il dolore lancinante, ma è una cosa veramente fastidiosa, molto di più del male al fianco che avevo patito a Grado. Tutto il mio corpo chiede di fermarsi e camminare, ma non mollo.

Comincio a fare training autogeno: “Daniel, tu sei un triatleta, non puoi camminare adesso. Hai a disposizione tutta la vita per camminare e per riposarti sul divano, ma adesso non è il momento, cazzo!!! Datti una mossa, devi farcela, devi arrivare al traguardo! Mancano pochi metri e hai finito la terza gara di quest’anno, l’obiettivo minimo che ti eri prefissato! Dai!!!”.

Guardo l’orologio e ho fatto 2 km, me ne mancano 8. No, non ce la faccio, fa troppo male. Rallento ancora e i battiti ormai sono sotto il FL1, forse vado più veloce se cammino. Il tempo non passa mai, mi sembra di correre da diverse ore, mi obbligo a non guardare l’orologio e nel frattempo chiudo il primo giro; devo farne altri tre, non so con quali gambe ma vado avanti.

Il dolore adesso è diventato un compagno rompicoglioni, è lì ma se non ci penso forse riesco a correre piano piano come quando sono sull’ostiglia. Vado avanti per inerzia, ogni tanto sulle salitelle cammino, ma solo un istante per non fare peggio.

Piano piano, con una lentezza inesorabile, finisce il secondo giro; bene sono arrivato a metà, forse se continuo così piano posso finirla prima che chiuda il tempo limite.

Il dolore è sempre lì a ricordarmi che non posso andare più forte di così. E pensare che dopo una frazione bici fatta passeggiando, avrei potuto sparare 10 km al FV1 senza problemi!!!!

Ormai mi sto trascinando, siamo pochi rimasti, forse due o tre persone dietro di me al massimo. Arriva il 6° km e non ho quasi speranze, so che non posso tenere botta per altri 4, vorrebbe dire sfasciarsi i polpacci.

Sto pensando a cosa fare, magari ritirarmi, e improvvisamente… IL DOLORE NON C’E’ QUASI PIU’!!! mi sembra impossibile, cerco di capire cosa sta succedendo, adesso cosa faccio?
Provo ad accelerare un po’, mi fermo intorno ai 150 battiti per sicurezza, e aspetto: tornerà? No, non torna, le gambe girano a mille, non sento più stanchezza.

Accelero ancora e mi porto intorno ai 160, sto volando rispetto a prima, i km passano veloci, sono già a 7,5 e comincio l’ultimo giro, mi sembra un sogno!
In alcuni punti esagero e vado oltre 165, poi rallento un po’ per evitare danni, ma sento che sto andando veramente come un treno, il dolore praticamente non esiste.
Dietro di me arrivano altri che viaggiano più o meno al mio ritmo, chiudiamo la gara assieme, mi sento veramente un drago, son riuscito a finirla nonostante 6 chilometri di agonia.


Che dire? Forse quella sosta in bagno doveva farmi capire che non era la giornata giusta, ma in fin dei conti più di metà gara è andata molto bene; resta quel dolore e stanchezza assurdi nella bici e nei primi km di corsa, che probabilmente sono imputabili a una forma fisica non del tutto a posto.

Nonostante questo, sono riuscito a recuperare i 6 km di FL e ho concluso con solo un minuto in più di grado.
Putroppo la bici è vergognosa, anche guardando solo i primi 36 km comunque il tempo sarebbe troppo.
Il nuoto invece una grande rivincita, un tempo tutto sommato congruo rispetto alle difficoltà oggettive che tutti hanno dovuto affrontare.

Questa è l’ultima gara di stagione, e dell’anno per quanto riguarda il triathlon, comunque il bilancio lo farò a san silvestro.








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