Recensioni

Buttate i calzini


Nei manuali e nelle riviste la parola d’ordine è: se riuscite a non metterli, soprattutto nelle gare corte, bene, altrimenti metteteli perché le vesciche son dietro l’angolo.
In realtà le cose non stanno proprio così. Come per tutti gli aspetti di questo sport, anche il discorso calzini va affrontato per gradi e con le giuste conoscenze.

In primis, è necessario che le scarpe che si vanno a utilizzare siano adatte all’uso senza calzini: quindi non devono esserci cuciture interne in rilievo, soprattutto nei punti a diretto contatto col piede, e possibilmente la scarpa deve essere più aerata possibile; molte aziende sfornano prodotti specifici per il triathlon, che rispondono esattamente a queste esigenze, e solitamente costano uguale alle altre, ma si trovano anche molte scarpe da running "normale" che sono fatte allo stesso modo.

È importante poi che il piede dentro alla scarpa, nel correre, non si muova di un solo millimetro; quindi nella scelta in negozio si dovrà comunque provare la calzatura senza calze, ed essendo nuova (quindi non ancora adattata al nostro piede) dovrà sembrare “stretta”, cosa che solitamente viene evitata come la peste. Attenzione che “stretta” non significa blocco della circolazione sanguigna (!) ma solo che il piede non deve muoversi durante la corsa (nella camminata magari sì). Visto che le dita dei piedi hanno un ruolo marginale nella meccanica di corsa, è anche utile che essi si muovano liberamente, e quindi si può scegliere una scarpa che abbia più spazio nella parte anteriore, tanto poi il metatarso, la metà e il tallone tengono fermo il tutto. Questo anche per evitare di schiacciare troppo le unghie che poi darebbero grossi problemi.

Una volta in possesso della scarpa idonea, dobbiamo adattarla al nostro piede, e per farlo ci serve un periodo di tempo “x”, diverso da persona a persona, nel quale dobbiamo correre per brevi distanze. Questo periodo di adattamento sarà abbastanza lungo quando si vuole cominciare a correre per la prima volta senza calzini, poi in seguito, per adattare scarpe che si acquistano nuove, potrà essere comunque breve, perché, come vedremo più avanti, il piede comunque si adatta per questo uso e non perde facilmente questo adattamento.

La fisiologia della nostra pelle funziona pressappoco così: lo sfregamento continuo, che è proprio del correre, toglie una parte di “protezione” superficiale, e se si va avanti si rompono certe barriere nel derma che poi danno vita alla famosa vescica. Quindi bisogna sì correre, ma fermarsi prima che si formi la vescica; in questo modo, la pelle metterà sempre più protezione nelle zone ora delicate, e così facendo si riformerà sempre più robusta, finché dopo tot volte noteremo che queste parti possiedono una pelle “ispessita” come se ci fosse un callo.
Questo sfregamento che toglie protezione è ovviamente soggettivo, e dipende anche da fattori ambientali (calore, umidità, ecc…) quindi deve essere la persona stessa a valutare, ogni tot minuti, a che punto si è arrivati ed eventualmente interrompere l’allenamento nel momento in cui la pelle è arrivata al capolinea.

Molti atleti che praticano running non hanno tutta questa pazienza, allora ecco un trucco per ritardare questo momento, la vaselina; io utilizzo quella liquida ad uso alimentare, che si trova in comodi flaconcini negli Eurobrico, ad un prezzo conveniente.
Aiutandosi con le mani o, ancora meglio, con una fazzoletto di carta, si cosparge tutto il piede di vaselina, insistendo nei punti di maggior sfregamento (di solito tallone, caviglia, rotule, dita); poi, senza toccare il piede, lo si infila nelle scarpe e si chiude ben bene.
La vaselina permetterà alla pelle di sfregare contro la scarpa per un tempo infinitamente superiore al normale, anche in condizioni estreme di calore, umidità e addirittura acqua (la vaselina è altamente idrorepellente). Meglio invece evitare il contatto con polvere, sabbia o terra, perché si attaccano alla vaselina e amplificano lo sfregamento.
Questo trucco si può utilizzare anche in gara, ovviamente qui non c’è tempo di cospargere direttamente il piede (parlo di sprint e olimpici), quindi nella preparazione del materiale in ZC si provvederà ad annaffiare abbondantemente la scarpa (soprattutto nei punti critici), cosicché quando si arriverà in T2 si troverà già tutto lubrificato. Per quanto riguarda mezzi iron e full iron, dal mio punto di vista si può anche lasciare in ZC il flacone di vaselina, e prendersi un minuto per bagnare bene il piede, comunque questo lo deciderà ognuno in base alla propria esperienza, che io non ho ancora provato.


Ora non resta che provare il metodo e buttare i calzini.

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