Recensioni

lunedì 9 maggio 2016

Two nights (and 3 days) in Paris

Venerdì mattina ore 04:00 sveglia (argh!),  si parte da Venezia, volo ok, a Teresa piace.

monte bianco dall'alto






Arrivo a Parigi CdG e trasferimento in centro con treno RER che passa sotto l’aeroporto. W.O.W.

charles de gaulle

Il treno corre veloce e non fa tante fermate, ma per arrivare a Place de Chatelet ci mettiamo 40 minuti. Ma quanto grande è sta città? Da Chatelet cominciamo a prendere familiarità col sistema dei trasporti metro. Ed è letteralmente fantastico. Tornelli per entrare con biglietto (i furbi restano fuori perché ci sono barriere anche dopo il tornello), tornelli per uscire con biglietto, cartelli esplicativi delle linee e delle fermate, ecc…

Piccola sosta in hotel per lasciare i bagagli e si va a mangiare, troviamo una catena tipo mcdonalds che però usa solo carne di pollo, KFC. Non male.

Prima tappa del viaggio: Tour Eiffel. Ammazza quant’è grande! In foto/video non si può capire, bisogna starci sotto. Praticamente ognuna delle quattro basi su cui si regge è grande come una casa di medie dimensioni. Incredibile. Elisa vorrebbe salire, io e Teresa no perché soffriamo di paura dell’altezza; il problema è che le code (sia per gli ascensori, sia per le scale) sono improponibili. Ok, niente salita. Facciamo foto di rito e prendiamo qualche souvenir.



Seconda tappa: Arc de Triomphe. Anche qui, ammazza quant’è grande! (questo sarà il leit-motiv di tutta la città…). Si trova al centro di una rotatoria percorsa da centinaia di auto, quindi hanno fatto un tunnel che porta i pedoni dal marciapiede esterno all’isola su cui sorge l’arco. Ci si arriva quindi da sotto, e si resta a bocca aperta. Bellissimo. Dall’arco si ha la visione degli Champs Elysées  e in fondo l’obelisco di Place de la Concorde. Foto di rito e via.


Terza tappa: Champs Elysées. Strada a tante corsie, con marciapiedi larghissimi percorsi da migliaia di persone, boutiques di tutti i generi


e poi bistrot/brasserie/restaurant/café a non finire. Ovviamente i costi sono proporzionali al luogo, quindi ci permettiamo solo una birra in due e un succo di frutta. Birra media € 13,50!



Percorriamo il viale con l’intenzione di arrivare fino in fondo, ma a metà Teresa comincia a lamentarsi e preferiamo prendere la metro. Detto, fatto, in pochi minuti siamo sotto al Louvre. Sì esatto, sotto al Louvre c’è la fermata apposita della metro.

E quindi,

Quarta tappa: Musée du Louvre. Qui potrei scrivere un po’ di sinonimi di GRANDE, ma non ho voglia quindi è come se l’avessi fatto. Piccola coda all’ingresso (situato nella piramide di vetro, sì quella, bellissima),


biglietti e siamo pronti per partire. Sono le 14.00 circa. Prendiamo le audioguide, che consistono in un nintendo ds munito di cuffie e display 3D (con programmino in italiano che spiega tutto), dentro c’è il gps che ti guida dove vuoi e riconosce l’opera d’arte che hai davanti per darti tutte le informazioni che vuoi; questo ti permette, volendo, di evitare di seguire un percorso determinato, e andare “a salto” dove vuoi e vedere solo quello che ti interessa. Bello. Seguiamo il percorso Egitto e Teresa va in brodo di giuggiole; ci sono sarcofagi, pezzi di templi, statue, papiri e tanto altro, e ciliegina sulla torta: una vera mummia bendata, che la piccola fotografa da tutte le angolazioni. Fantastico.


Ci rechiamo a vedere la Gioconda e per arrivarci ci mettiamo venti minuti camminando spediti e facendo una ventina di scale, questo dà l’idea delle dimensioni del museo. Il quadro è posto al centro di una sala dove si trovano molti altri quadri di pittori italiani, ed è un miracolo per gli occhi vedere tutte queste opere d’arte assieme.


Continuiamo il giro dei pittori italiani in un enorme corridoio e anche qui opere famose a go-go, sembra non finire mai.

Si è fatto tardi e abbiamo i piedi che friggono, chissà quanti chilometri abbiamo fatto da stamattina. Decidiamo di fare una pausa per mangiare e bere qualcosa, nel frattempo pensiamo a come organizzare la serata. Però siamo tanto stanchi, e la maggior parte delle opere che dovevamo vedere le abbiamo viste, quindi decidiamo a malincuore di terminare così la visita al museo. Sono le 19.00 circa, siamo stati dentro cinque ore e se guardo la pianta del museo abbiamo visto sì e no un 10%. Pazzesco, ci vorrebbe una settimana per visitarlo bene tutto.

Prendiamo di nuovo la metro e ci accorgiamo che nella stazione (sotterranea) ci sono diverse statue e opere d’arte esposte anche qui, ovviamente repliche. Incredibile.

Arriviamo in Hotel abbastanza cotti, docce e riposino veloce, poi usciamo per la cena; dopo breve diatriba per la decisione, optiamo per una brasserie all’angolo, dove assaggiamo piatti tipici e non, tutto abbastanza buono. Conto anche. Ci trasciniamo a fatica all’hotel e cadiamo sul letto dormienti senza neanche dire buonanotte.
Sabato mattina, ore 07.00, sveglia (aarrgghh!!) e colazione qui


Cioè nel sotterraneo dell’hotel, esclamazioni di sorpresa e gioia.

reparto bimbi
Dopo l’abbuffata con prodotti tipici (brioche) e non, schizziamo alla metro e arriviamo in place de chatelet per la fermata del bus-navetta che ci porterà a

Quinta tappa: Eurodisney. Poco da dire, io e Elisa ci eravamo già stati, alla fine per noi abituati al Gardaland sin dalla sua apertura (o quasi) qui non c’è molto da fare, il reparto “adrenalina” langue non poco, oltretutto sfiga vuole che tante giostre siano chiuse per manutenzione quindi atmosfera poco allegra. Teresa invece si diverte parecchio, d’altronde la magia dei personaggi Disney si sente tutta e soprattutto al pomeriggio quando cominciano le varie parate/sfilate/ecc…  pranziamo con cibo messicano (al ristorante trovo una ragazza italiana…) e continuiamo il giro.
Ben presto esauriamo le attrazioni da vedere e decidiamo di fare un salto al Disney village mentre aspettiamo altre parate/sfilate/ecc… qui troviamo ancora il Planet Hollywood (un po’ in declino…) e molti store disney, c’è anche il negozio Lego



Foto lego
E di fianco il negozio con soli prodotti “Disney Princess” dove Teresa lascia bave ovunque.
In fondo al Disney Village ci sarebbe stata anche una mongolfiera per voli fino a 100 metri di altezza, ma oggi è chiusa per troppo vento (?) quindi torniamo al parco e ci godiamo le varie sfilate/parate/ecc.



Ultimo giro di giostra, poi si scappa a prendere il pullmann, e dobbiamo fare una corsetta per non perderlo.

Arriviamo verso le 21.00 in place de chatelet e decidiamo di bypassare l’hotel per mangiare subito, vista l’ora; qui non siamo a Barcellona e magari se facciamo troppo tardi le cucine chiudono, meglio non rischiare. Facciamo due passi, attraversiamo la senna e siamo sull’Ile de la Cité, cioè un’isola nel fiume che ospita anche Notre-Dame. Qui vediamo diversi posti buoni e alla fine ceniamo in questa brasserie:


che sembra più un ristorante classico che una birreria, ma a Parigi le definizioni sono un po’ equivoche. Mangiamo a volontà e paghiamo il giusto (tenendo conto dove siamo) poi facciamo due passi sul lungosenna in direzione Tour Eiffel, ma dopo mezz’ora siamo stanchissimi e non siamo neanche a metà strada, quindi ci accontentiamo di vederla sullo sfondo illuminata



e prendiamo la prima metro disponibile direzione hotel. Doccia veloce e letto subito.
Domenica mattina ore 07.00, sveglia (aaarrrggghhh!!!) e metro direzione

Sesta tappa: Notre dame. Mai scelta fu più saggia, coda zero, foto di rito




ed entriamo subito nella cattedrale, magnifica.



Piccolo giro per apprezzare tutto, poi fuori a prenotare la salita (io e Teresa non siamo proprio entusiasti…) in cima. Mentre aspettiamo l’ora del turno, visitiamo la cripta della cattedrale, nella quale si trovano i muri della città Gallo-Romana precedente a Parigi, Lutezia, con megaschermi lcd touch-screen che ti mostrano animazioni 3D di come era, e di come si sono svolti i lavori di costruzione di Notre Dame. Bellissimo.



Viene l’ora e saliamo su, una botta di gradini all’interno di una scala a chiocciola chiusa nella pietra, sbuchiamo su un pianerottolo che sta più o meno a ¾ di altezza totale, e da cui si gode un grandioso panorama sulla piazza e sulla città.



Purtroppo ben presto a me viene male (e te credo…) e anche Teresa non è molto felice, quindi piccola fuga veloce a vedere l’ultima campana antica rimasta (le altre sono state fuse durante la Rivoluzione)


 e poi noi due scendiamo a terra con un’altra chiocciola. Elisa sale invece in cima alla torre e fa le foto di rito, beata lei.


Ci ricongiungiamo e partiamo come schegge verso la

Settima tappa: Musée d’Orsay. Coda ragionevole, biglietti e via per le sale Van Gogh. Ci sono molte sue opere (l’autoritratto visto dal vivo merita da solo il prezzo del biglietto) e alcune di suoi contemporanei. Bellissimi.


Proseguiamo per il reparto Impressionisti, e qui scatta l’estasi mistica. Vedere questi quadri (definizione riduttiva) dal vero non ha prezzo, si entra in una dimensione fatata. Purtroppo Teresa non apprezza, forse è troppo piccola, comunque se ne sta buona e ci lascia godere.
Qui finirebbero le opere fondamentali per cui eravamo entrati (anche qui ci vorrebbe una settimana per vedere tutto…), ma prima di uscire c’è la possibilità di fare qualche foto dalla terrazza panoramica e….Eli guarda! L’obelisco! È qui vicino! Possiamo andarci a piedi!
Detto, fatto. Un quarto d’ora e siamo in

Ottava tappa: Place de la Concorde, foto di rito all’obelisco



e si torna all’hotel a prendere i bagagli, metro+treno RER e siamo in aeroporto.



Qualche mezz’ora di ritardo per cazzi/mazzi vari, poi volo un po’ disturbato da turbolenze e arrivo a Venezia.
Tre giorni di poco sonno, tanto cammino, meraviglie per occhi/orecchie/stomaco, ricordi da tenere per sempre.

Ciao Parigi.

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